Passaggi di tempo

 

             

 

La cera e le stelle


di Maurizio Barretta

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2012

Tratto da

i Quaderni di MA n°2"

Accade talvolta che al margine di esposizione ed eventi artistici ci si intrattenga in lunghe discussioni che sconfinano anche in altri interessi culturali .

Questa ”visione panoramica” del mondo coinvolge normalmente il nostro piccolo gruppo così che Antonio Barbagallo, Sergio Williams, lo scrivente ed altri amici pittori e scultori, finiscono, con misurato pudore, per disquisire di arte ma anche di storia, filosofia e recentemente d’astronomia.

Come astrofilo, divulgatore scientifico e artista vengo spesso coinvolto nell’eterna diatriba che contrappone la logica alla fantasia, il reale con il possibile e trovo la cosa abbastanza normale poiché in fondo l’atto creativo di per sé è una sintesi di conoscenza ed il tentativo di rivisitarla con la propria percezione.

Ho accettato quindi con piacere l’invito di Barbagallo a visionare e commentare i suoi ultimi lavori per un argomento a me così caro e familiare: le stelle e la loro nomenclatura.

Nomina nuda tenemus è una mostra centrata su ciò che il nostro autore considera un grande mistero, ovvero la catalogazione alfanumerica delle stelle.

Miliardi di Soli d’infinita complessità che si identificano dietro anonime sigle che in realtà non hanno nulla di misterioso se non la banale collocazione prospettica in questa o in quella costellazione e la loro grandezza apparente contrassegnata da lettere greche che le precedono.

I numeri giocano anche qui il loro ruolo rigoroso : determinare a corredo del nome, e sigla della stella ,una precisa posizione sul grande atlante del cielo con coordinate tanto precise da poter puntare un telescopio anche su puntini piccolissimi e lontanissimi che i nostri occhi non ci permettono di vedere.

Ma allora perché questi aggregati di energia palpitante si dovrebbero cristallizzare in aridi numeri come le sequenze di fotogrammi in un film, l’indice di un libro, ordinate matrioske di un universo immobile?

La risposta è proprio nella nostra necessità di dare ordine alle cose, per studiarle ,capirle, poi magari riviverle con un dinamismo tutto nuovo attraverso l’arte, un filtro sensibile,personale.

Si sviluppa così l’azione di Antonio Barbagallo che divide in tre fasi la distribuzione delle sue opere: la prima è la presentazione della materia , scoperta e catalogata, paste acriliche su superfici metalliche con le relative sigle.

E ‘ il primo contatto dell’uomo con l’oggetto inventariato; ma non dimenticando che l’oggetto è una stella, una forma fisica in evoluzione ecco che segue una seconda serie di pezzi, questa volta la lastra è corredata di una cera che una volta accesa ne anima l’essenza e con la sua fusione ne cambia l’aspetto, la cera si confonde con il colore e ne stravolge l’aspetto, lo trasforma.

Il terzo gruppo di superfici ha consumato ormai le cere e le grandi sigle sottostanti, tutto si ritrova ormai solo nei solchi tracciati nei colori al centro delle opere, piccoli numeri seguono le traiettorie delle stelle esauste che lasciano timide tracce nella periferia dei nostri ricordi…


 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

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